IL MIO EX MARITO È VENUTO A MANCARE: HO DIRITTO ALLA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ? E SE SI ERA RISPOSATO?

Con questo brevissimo contributo cercheremo di rispondere a queste e ad altre domande sulla pensione di reversibilità.

Anzitutto è bene ricordare che la pensione di reversibilità non è altro che una quota del trattamento pensionistico di un soggetto deceduto e che spetta a chi è stato sposato (anche se divorziato) con lo stesso.

Tale istituto è espressione del principio di solidarietà e di assistenza tra i coniugi che non viene meno con la fine del matrimonio, ed è espressamente previsto dalla Legge sul divorzio.

Il coniuge divorziato potrà infatti ottenere il trattamento suindicato a 3 condizioni:

  1. la sentenza di divorzio deve aver previsto un assegno divorzile in suo favore corrispostogli periodicamente dal defunto;
  2. non deve essersi risposato dopo il divorzio;
  3. il rapporto di lavoro da cui trae origine la pensione del defunto deve essere anteriore alla sentenza di divorzio.

Se il coniuge divorziato del defunto è l’unico superstite (perché il defunto non aveva contratto un nuovo matrimonio) e si trova nelle condizioni previste dalla legge, avrà diritto per intero alla pensione di reversibilità del defunto e, per ottenerla, gli sarà sufficiente inoltrare la domanda all’INPS corredandola di una copia della sentenza di divorzio in cui è sancito il suo diritto all’assegno divorzile.

Se invece il defunto aveva contratto nuove nozze, alla pensione di reversibilità concorrono sia l’ex coniuge (divorziato) che il nuovo coniuge del defunto (vedovo).

In questo caso è onere dell’ex coniuge divorziato, se intende percepire una quota della reversibilità, promuovere una causa in Tribunale poiché, in difetto, l’INPS erogherà tutto il trattamento pensionistico al nuovo coniuge superstite.

L’ex coniuge divorziato dovrà quindi, con l’assistenza di un legale, promuovere una causa presso il Tribunale competente, che ripartirà la pensione di reversibilità tra il coniuge superstite e quello divorziato sulla base di numerosi criteri tra i quali, per esempio, la durata dei rispettivi matrimoni e le condizioni economiche delle parti.

Una volta ottenuta la sentenza sarà sufficiente portarla a conoscenza dell’INPS che, da quel momento, erogherà il trattamento pensionistico ad entrambi gli aventi diritto secondo le quote stabilite dal giudice e, soprattutto, agirà retroattivamente, corrispondendo al coniuge divorziato gli arretrati sino al momento della morte del titolare della pensione.