Categoria: Diritto di famiglia

IL TRIBUNALE DI FERRARA SI PRONUNCIA SULL’ASSEGNO DIVORZILE

Con sentenza pubblicata in data 3 marzo 2020, il Tribunale di Ferrara, facendo proprio il più recente orientamento della Corte di Cassazione in materia, riconosce il diritto della moglie a percepire un assegno divorzile dal marito.

Il Tribunale di Ferrara, richiamando la sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio 2018, ha riconosciuto all’assegno di divorzio funzione assistenziale ed, in pari misura, compensativa e perequativa, e, dopo aver accertato l’inadeguatezza dei mezzi o comunque l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, ha concluso per il riconoscimento in favore della moglie dell’assegno in parola.

Il Tribunale ha debitamente tenuto conto della durata del matrimonio, delle condizioni economico-patrimoniali delle parti e, soprattutto, del contributo fornito dalla moglie alla conduzione della vita familiare che nel caso di specie si era dedicata interamente alla cura della famiglia rimanendo, anche per questo, priva di stabile attività lavorativa.

La pronuncia in commento rappresenta un valido precedente per tutti quei coniugi, solitamente le mogli, che dopo una lunga vita matrimoniale si ritrovano, non più in giovane età, senza lavoro e senza prospettive lavorative anche a causa dell’assenza di precedenti valide esperienze lavorative. Spesso, infatti, accade che il marito riesce ad affermarsi professionalmente perché la moglie sacrifica ogni propria aspettativa professionale e personale dedicandosi in via esclusiva ai bisogni di cura della famiglia.

Per un commento sulla sentenza delle Sezioni Unite clicca qui

INCONTRO “VIOLENZA DOMESTICA: UN MODELLO CULTURALE?”

In occasione del 25 novembre – Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne – proponiamo una conversazione che ci consente di affrontare il tema della violenza domestica agita da una donna sulla propria compagna. Un argomento che ricorre e a cui non abbiamo mai riservato la giusta attenzione. Partendo dalla proiezione del cortometraggio “The Second Closet” vorremmo così interrogarci sulla matrice culturale della violenza all’interno delle relazioni intime che si mostra così profondamente radicata nei nostri modelli di riferimento da prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale delle persone coinvolte. Per comprendere e decifrare tutto ciò, in modo da creare sempre più conoscenza e consapevolezza, parleremo con la regista e coprotagonista del corto,
attiva nelle battaglie femministe e con la responsabile del progetto “Uscire dalla Violenza”
del Centro Antiviolenza di Ferrara.

Vi aspettiamo Venerdì 29 novembre alle ORE 18:30 presso il Centro Lgbti Ripagrande12 per l’incontro:
“Violenza domestica: un modello culturale?”.

Interventi:
Stefania Minchini Azzarello, (Associazione Orlando Bologna);
Paola Castagnotto (Associazione Centro Donna Giustizia Ferrara).

Introduce:
Stefania Guglielmi (Udi Ferrara);
Cristina Zanella (Arcilesbica Ferrara).

Nel corso dell’incontro verrà proiettato il corto “The second closet” per la regia di Stefania Minghini Azzarello e Sara Luraschi sulla violenza domestica tra due donne (realizzato grazie al Progetto UE Bleeding Love).

 

Incontro “Violenza domestica: un modello culturale?”

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne, l’avv. Stefania Guglielmi parteciperà all’incontro organizzato dal Comune di Ferrara per informare e sensibilizzare la comunità e riflettere insieme sugli effetti del fenomeno. L’appuntamento è per il giorno 22 novembre 2019 presso la sala consiliare del Municipio.

Clicca qui per vedere la locandina dell’evento.

Di seguito alcuni articoli che parlano dell’evento:

Scarpette rosse contro la violenza sulle donne

Castagnotto (Cdd): “I tribunali non sono visti come luoghi ospitali ma ostili”

 

giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne

Fonte: https://www.cronacacomune.it/notizie/37749/giornata-internazionale.html

 

 

LE SEZIONI UNITE SULL’ASSEGNO DIVORZILE

Con sentenza n. 18287 dell’11 luglio 2018 le Sezioni Unite della Cassazione riscrivono le regole sull’assegno divorzile.

Superando il precedente orientamento giurisprudenziale che trovava, da ultimo, fondamento nella precedente sentenza Cass. Civile, sez. I, n. 11504/2017, del 10 maggio 2017, la Sentenza in commento, richiamando fondamentali principi di rango costituzionale,  attribuisce, finalmente, fondamentale rilievo al contributo fornito dal coniuge debole nel corso della vita matrimoniale.

Pare utile iniziare la disamina di tale pronuncia riportando uno stralcio delle motivazioni della stessa in cui si legge “I ruoli all’interno della relazione matrimoniale costituiscono un fattore, molto di frequente, decisivo nella definizione dei singoli profili economico-patrimoniale post matrimoniali e sono frutto di scelte comuni fondate sull’autodeterminazione e sulla responsabilità di entrambi i coniugi all’inizio e nella continuazione della relazione matrimoniale. Inoltre, non può trascurarsi, per la ricchezza ed univocità dei riscontri statistici al riguardo, la perdurante situazione di oggettivo squilibrio di genere nell’accesso al lavoro tanto più se aggravata dall’età”.

Ai concetti di autodeterminazione e responsabilità dei coniugi, questa volta, viene data una lettura costituzionalmente orientata, con particolare riguardo agli artt. 2, 3 e 29 Costituzione. Viene, cioè, dato fondamentale rilievo al profilo soggettivo del richiedente laddove si impone di valutare se le condizioni attuali dello stesso siano state determinate dalle scelte effettuate dai coniugi in costanza di matrimonio, scelte che, soprattutto in relazione alla durata del vincolo, imprimono alle condizioni personali ed economiche dei coniugi un corso, talvolta, irreversibile.

Le Sezioni Unite, con la pronuncia in commento, sostituiscono il precedente e rigido schema valutativo con una nuova interpretazione dell’art. 5, comma 6, L. 898/70 affermando che, ai fini della decisione, non può farsi riferimento esclusivo all’inadeguatezza dei mezzi dell’istante rigidamente considerati, ma dovrà effettuarsi una valutazione sulla causa dello squilibrio tra i coniugi.

Al fine di evitare gravi ingiustizie sostanziali, il giudice, nella valutazione sull’an e sul quantum dell’assegno divorzile, valutato il contributo personale ed economico dato dai ciascuno dei coniugi alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio di entrambi, farà necessariamente riferimento al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

La disparità economico-patrimoniale esistente al momento dello scioglimento del vincolo matrimoniale, dunque, se conseguenza delle scelte adottate dai coniugi in ordine ai ruoli assunti nella vita endofamiliare, dovrà essere considerata ai fini della determinazione dell’assegno divorzile.

Per meglio comprendere la portata innovativa della pronuncia in esame, occorre premettere che l’arresto giurisprudenziale cui era approdata la Suprema Corte con la citata sentenza n. 11504/2017, prevedeva che il giudice, decidendo sull’assegno in parola, tenesse conto esclusivamente della non autosufficienza economica del coniuge istante, potendo disancorare completamente la sua valutazione dal tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Questo significa che, forse per la prima volta, si stabilisce la fondamentale importanza del contributo dato dal coniuge che, in accordo con l’altro,  abbia, per tutto il corso della vita matrimoniale, sacrificato le proprie aspettative personali e professionali in funzione dell’assunzione di un ruolo portante all’interno della vita familiare.

Ben si capisce la portata della pronuncia in commento per tutte quelle frequenti situazioni in cui al termine di un lungo matrimonio, uno dei coniugi, generalmente la donna, fino ad oggi, è stato fortemente penalizzato dalle scelte – irreversibili – assunte in accordo con l’altro coniuge.

Avv. Rosamaria Albanese

DALLA PARTE DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE, SEMPRE

Per i minori, uno spazio di tutela assoluto

Ai bambini e alle bambine – definiti tecnicamente ‘minori’ – il nostro ordinamento giuridico riserva uno spazio di tutela assoluto, che trova fondamento, in primo luogo, nella Costituzione. Agli articoli 30 e 31, da leggersi in coordinazione con gli articoli 2 e 3, sono definiti i tre principi fondamentali: il principio del preminente interesse del minore (nel bilanciamento tra gli interessi del minore e quelli di ogni altro soggetto, deve sempre prevalere il primo), il principio della parità dei figli (garantisce a tutti i minori pari dignità, superando l’odiosa contrapposizione tra “legittimi” o “naturali”), il principio del diritto del minore ad una famiglia (obbligo dello Stato di intervenire nei casi di inadeguatezza dei genitori biologici).

Le recenti Riforme

Le ultime Riforme in materia di filiazione, nel dare attuazione ai principi costituzionali suindicati, hanno ulteriormente – rispetto al passato – valorizzato il principio della parità dei figli, anche oltre il binomio legittimo/naturale, liberalizzando, di fatto, il riconoscimento dei figli incestuosi.

Ma non solo. Tra i valori fondamentali è assurto quello della ‘bigenitorialità’, intesa come diritto dei minori ad avere una relazione giuridica ed umana con entrambi i genitori. Tale principio è considerato tanto importante da costituire la regola generale in caso di separazione dei genitori.

Alle figure di riferimento considerate fondamentali – i due genitori – il legislatore ha poi aggiunto i parenti e gli ascendenti dei genitori, con i quali i minori hanno il diritto di mantenere rapporti, oltreché il diritto di riceverne cura e assistenza.

Gli obblighi giuridici dei genitori

Le norme che si occupano di minori definiscono una sorta di statuto giuridico dei minori, da intendere come una serie di diritti che i minori vantano nei confronti dei genitori, sui quali gravano i correlativi obblighi.

Tali diritti consistono, essenzialmente, nel diritto di essere mantenuti, istruiti ed educati (art. 30 Cost.); di essere assistiti moralmente, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni (art. 147 cod. civ.); di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti; di essere rappresentati legalmente nei rapporti con i terzi (art. 320 cod. civ.), in tutti gli atti civili.

Gli obblighi posti in capo agli adulti nei confronti dei minori sono tanto importanti che alla loro violazione conseguono effetti di carattere civile e penale. Alle norme generali – valide per chiunque – sul risarcimento del danno fanno, infatti, da corollario e completamento previsioni specifiche, quali l’art. 570 cod. pen., che punisce la “violazione degli obblighi di assistenza familiare”, e l’art. 731 cod. pen., che punisce l’”inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori”.

I figli delle coppie omogenitoriali: un vulnus nell’architettura di tutela del minore

Così definito lo spazio di tutela assoluta di cui gode il minore nel nostro ordinamento, dobbiamo, però, contestare l’esistenza di un vulnus, capace di far crollare l’intera impalcatura.

Esiste, infatti, un gruppo di minori esclusi dallo spazio di tutela assoluta di cui secondo l’ordinamento godono tutti i minori.

Stiamo parlando dei bambini venuti al mondo nell’ambito di un progetto di famiglia ‘omogenitoriale’: il mancato riconoscimento giuridico del genitore “non biologico”, infatti, comporta la negazione, ad essi, della possibilità di vantare i diritti di cura e assistenza morale e materiale nei confronti di uno dei due genitori, quello c.d. non biologico, oltreché dei suoi parenti, che è come negare al minore il diritto a metà famiglia.

Ciò pare tanto più ingiustificato alla luce delle recenti Riforme della filiazione di cui sopra, ed anche se si pensa che, a seguito della legge 76/2015, le persone dello stesso sesso possono unirsi in un istituto che produce gli stessi effetti del matrimonio, e se si pensa che la giurisprudenza ha da tempo accertato che l’orientamento omosessuale non è in sé causa di inadeguatezza “genitoriale” (ma deve essere accertato in quanto tale, altrimenti divenendo pregiudizio).   

Ma v’è di più.

Contrariamente a quanto si può pensare, il c.d. legame di sangue non costituisce, nel nostro ordinamento, un valore assoluto. La ‘verità biologica’ deve essere, infatti, bilanciata con la tutela dell’interesse concreto del minore a mantenere i rapporti affettivi sviluppatisi all’interno della famiglia e all’identità acquisita dal minore, non necessariamente correlata al dato genetico.

Prova ne sia che l’azione per il disconoscimento della paternità può essere avviata dalla madre e dal marito entro un termine (solo per il figlio l’azione è imprescrittibili), decorso il quale il minore risulta figlio del padre che l’ha riconosciuto alla nascita, anche se è notorio che il padre biologico è un altro.

La giurisprudenza, poi, tende sempre più a valorizzare il profilo affettivo nell’ambito delle relazioni familiari con prevalenza rispetto al dato legale, sicché da più parti si osserva che la verità affettiva o sociale finisce con l’assurgere a principio fondante l’attribuzione dello status filii, esattamente come la verità biologica e quella legale.

Conclusioni

Quando si parla di minori non è ammissibile – secondo il nostro sistema giuridico – che taluni non abbiano gli stessi diritti di tutti gli altri.

Pertanto, se, all’opposto, vi sono bambini discriminati, allora vuol dire che il nostro sistema è imperfetto e, in quanto tale, inadatto a tutelare tutti i bambini.

Irrilevante è, ovviamente, il motivo per cui non si vuole rimediare a tale discriminazione, anche se non possiamo sottacere che l’intento è di colpire i genitori.

Ma, appunto, inaccettabile è che per colpire gli adulti si danneggino i bambini. Inaccettabile è che sui figli ricadano le colpe dei padri.

Una politica che non sta dalla parte dei bambini e delle bambine è una politica miope incapace di stare in un progetto realmente democratico. Per questo, auspichiamo un intervento normativo che vada a colmare il vuoto e superare la contraddizione del sistema, per collocarsi totalmente dalla parte dei bambini e delle bambine, sempre e comunque.