Mese: Luglio 2017

Maltrattamenti in famiglia: scatta la decadenza della potestà genitoriale.

Con decreto del 28 aprile 2017, la Corte d’Appello di Bologna ha sancito, in sede di reclamo, la decadenza della potestà genitoriale nei confronti di un padre di tre figli minorenni che ha adottato condotte violente nei confronti loro e della ex moglie per tutta la durata della loro convivenza.

Dopo aver avuto un primo riscontro di fondatezza delle accuse di maltrattamenti in famiglia ad opera di un uomo nei confronti dei suoi tre figli minori, il Tribunale per i minorenni di Bologna, nel novembre 2015, disponeva con decreto provvisorio l’allontanamento del padre dalla casa familiare, l’affidamento dei figli minori alla madre con l’attribuzione al Servizio Sociale di compiti di vigilanza ed assistenza, nonché di regolamentazione delle modalità e dei tempi di frequentazione dei minori con il padre.

Nel giugno 2016 la madre, costituitasi tramite il nostro Studio nel procedimento dinnanzi al Tribunale per i Minori di Bologna, denunciando le reiterate condotte violente dell’ormai ex marito ed evidenziando il mancato rispetto, da parte dello stesso, del’ordine di allontanamento di cui sopra, chiedeva che venisse disposta nei suoi confronti la decadenza della responsabilità genitoriale.

Il suddetto Tribunale, tuttavia, con il provvedimento definitivo emesso ad ottobre 2016  decideva di non accogliere la richiesta della donna “attesa la cessazione di comportamenti violenti conseguenti alla interruzione della convivenza”.

La madre, pertanto, per il tramite del nostro Studio, proponeva reclamo  ai sensi degli artt. 739 c.p.c., 330 e 333 c.c. avverso il decreto definitivo emesso dal Tribunale dei Minori, nella parte in cui respingeva la domanda di pronuncia di decadenza della potestà genitoriale, contestando la contraddittorietà del decreto e sostenendo che il potenziale pericolo ed il pregiudizio subito dai tre minori, non potevano affatto ritenersi scongiurati con la mera cessazione della convivenza con il padre.

A seguito dell’udienza, durante la quale il padre non si presentava, il Procuratore Generale, sostenendo la richiesta della madre, chiedeva l’accoglimento del reclamo.

La Corte adita, ritenuto che “la condotta del padre *** violenta e di completo disinteresse per i figli, risulta incompatibile col ruolo genitoriale dello stesso”, “che dalla relazione di aggiornamento dei Servizi datata 20 marzo 2017, la posizione radicalmente negativa da parte dei figli nei riguardi del padre risulta pienamente confermata” e, non ultimo, che in capo allo stesso risultava pendente un procedimento penale per il reato di maltrattamenti ai danni della moglie e dei figli, il 28 aprile scorso accoglieva il reclamo proposto dalla madre.

In particolare, i giudici di secondo grado, analizzata la questione nel merito e nell’esclusivo interesse dei minori, così disponevano: “il reclamo deve, pertanto, essere accolto e, in parziale riforma del provvedimento impugnato, deve essere dichiarata la decadenza dalla potestà genitoriale di *** nei riguardi dei propri figli (…)”.

Ebbene, il concetto di “responsabilità genitoriale” che sta alla base delle considerazioni sin qui svolte, è stato introdotto dalla riforma del 2013, che ha sostituito, permeandolo di significato, il precedente concetto di “potestà genitoriale”.

Il legislatore ha infatti inteso porre l’accento sui doveri di cura posti in capo ai genitori e volti all’attuazione dell’interesse dei figli, rispetto ai quali il ruolo dei genitori si configura alla stregua di una vera e propria funzione sociale.

A tal fine, nel rispetto dei principi costituzionali formulati nell’art. 30 Cost., i genitori sono tenuti non solo a mantenere, istruire ed educare i figli, bensì a proteggerli e sostenerli nel loro itinerario formativo, assicurandogli e tutelandone la sicurezza e la salute, promuovendo il loro benessere psicofisico e la loro progressiva acquisizione dell’autonomia.

Appare chiaro che, qualora un genitore non adempia agli obblighi sopra citati e metta in atto, come in questo caso, comportamenti profondamente lesivi dell’integrità psico-fisica dei propri figli, decadrà dalla responsabilità genitoriale ai sensi dell’art. 330 del Cod. Civ.

Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, va evidenziata la corretta applicazione da parte della Corte d’Appello di Bologna dei principi del nostro ordinamento giuridico che pongono l’interesse del minore al centro di un sistema di tutele nazionali e sovranazionali.

Casi come questo assumono comunque rilevante importanza poiché ancora oggi i suddetti principi non sempre trovano applicazione da parte delle Corti, con  conseguenze anche tragiche nei casi più estremi.

Nel caso di specie, invece, la corretta applicazione della legge  ed il rispetto del supremo interesse del minore, hanno permesso ad una madre di ottenere una tutela effettiva per i propri figli ed una protezione nei confronti dell’ex marito violento che picchiava i figli e la ex moglie.

In generale, va comunque rilevato che è facoltà del giudice, sempre nell’esclusivo interesse dei minori, reintegrare il genitore decaduto – in questo caso il padre – qualora siano ravvisabili condizioni che provano la cessazione effettiva delle condotte lesive. Tale decisione, posta in capo al giudice e prevista dall’art 332 Cod. Civ., è in ogni caso subordinata alla valutazione delle condizioni esistenti nonché alla totale assenza di qualsiasi potenziale pericolo di pregiudizio per la prole.